Il sogno infranto di Vanni, l’ottico “saltatore”

La prima storia che vi raccontiamo nel nuovo anno riguarda il sogno infranto, nel lontano 1984, di un professionista molto conosciuto a Bolzano, l’ottico Vanni Campanella. “Ormai è più il tempo della mia vita che ho passato a Bolzano, degli anni in cui ho vissuto a Ferrara, dove sono nato”, ricorda Campanella.

A Bolzano la si conosce per la attività di ottico, ma anche per la sua passione per lo sport, considerado il fatto che è il preparatore atletico del settore giovanile di alcune società sportive bolzanine.

Sono sempre stato un grandissimo appassionato di sport, in tutte le sue forme. Mi piace lavorare con i giovani, che oggi forse hanno meno possibilità, o anche meno capacità, per poter sviluppare la dote innata che hanno per il movimento fisico. Mi piace molto valorizzarla e penso sia questo che mi ha fatto rimanere sempre dentro allo sport.

Lo sport le ha procurato anche delusioni…

Era l’estate del 1984 e sarei dovuto andare con la Nazionale italiana di atletica ai Giochi Olimpici di Los Angeles. Ero bravino, ma ero bravino un po’ in tutte le specialità. L’amore per lo sport mi portava a provare tante discipline. Questa mia esuberanza nel cercare di fare tutti gli sport e non concentrarmi sul salto in lungo, è stato anche causa della mia esclusione dalla squadra per i Giochi. Avevo superato la qualificazione per poter accedere come riserva alle Olimpiadi con un bellissimo salto di 7,98 m. – il mio record personale era un po’ più alto, ma comunque nulla di certificato.

Tra compagni avevamo deciso di giocare l’ennesima partita di pallacanestro. Ora, io sono alto un metro ottanta, che non è chissà cosa, ma avevo una elevazione spaventosa. Presi per andare a schiacciare e in fase di atterraggio sono caduto, procurandomi una leggera distorsione, che nel giro di pochi minuti era diventata una grande distorsione, che mi costrinse a rimanere a casa a curarla, mentre gli altri prendevano l’aereo per andare a Los Angeles.

Mi è sempre rimasto l’amaro in bocca per un infortunio stupido, che comunque è una cosa che succede a tante persone che sono state incapaci di valorizzare i propri talenti. All’epoca non c’erano le persone che ti seguivano e che riparavano gli errori cercando di esaltare le tue caratteristiche e i tuoi punti di forza. Ed è per questo che oggi voglio dare il mio contributo in questo ambito. Oggi se vedo una dote in un atleta, so che posso lavorare per aumentarla, e lo devo fare nel settore giovanile, all’interno di qualsiasi sport, che sia la pallavolo, che sia l’atletica o che sia il calcio. Per me è principalmente nel calcio, perché conosco tantissimi bravi ragazzi giovani e mi piace, in questi ultimi dieci anni, aver dato il mio contributo al loro miglioramento. Vorrei fare in modo che a questi ragazzi non succeda la sfortuna che è occorsa a me, perché è una cosa a cui, a distanza di 40 anni, continuo a pensare.

Si tratta di un grande rammarico, quindi…

È la delusione per aver sprecato un’occasione. Quando ti si rompe veramente il vetro, sai che irreparabile. Ne rimarrà sempre un bel ricordo e per quanto tu poi cerchi di analizzare le cause, sperando che ti aiutino a digerire questa cosa, tu non la digerisci. Quando si infrange un sogno forte, non lo digerisci… Per quanto ce la si possa raccontare, rimane sempre un po’ il retrogusto amaro di questo sogno infranto, è proprio un rimpianto che non se ne va.

Till Antonio Mola