Di meranesi che si sono fatti valere nel panorama internazionale ne abbiamo qualcuno, ma è la prima volta che la città del Passirio può fregiarsi di aver dato i natali ad una scienziata, Selena Milanovic, 28 anni di vitalità, voglia di vivere, voglia di lavorare, voglia di lasciare un segno. Secondo Forbes, una tra le cento menti più influenti under 30 nel 2022. Le sue ricerche all’università di Oxford le sono valse il privilegio di illustrarle al Parlamento britannico e ha girato già il mondo per presentarle.
Dottoressa, in pratica di che si tratta?
E’ uno studio matematico che ho sviluppato in quattro anni di lavoro ad Oxford che ci da la possibilità concreta di prevenire e curare la demenza senile e l’Alzheimer intervenendo a supporto delle indagini con gli strumenti. Un algoritmo che può aiutare la medicina a comprendere meglio la circolazione del sangue nel cervello, scendendo ad un livello di dettaglio che nemmeno le più sofisticate macchine di risonanza magnetica possono raggiungere.
Come è arrivata a questo livello?
Ho frequentato le scuole primarie e secondarie a Merano e, sfruttando borse di studio, sono andata all’estero, in Germania e Irlanda già durante le due ultime classi del liceo scientifico. Poi la scelta di iscrivermi alla Lub e conseguire la laurea in ingegneria meccanica, per poi passare attraverso Vieenna, Brno e Londra a quella in biomedicina conseguendo due masters. Oxford infine, mi ha dato la possibilità di svolgere il lavoro di ricercatrice per quattro anni.
Come è stata l’esperienza al Parlamento britannico?
Il Parlamento londinese ogni anno sceglie un paio di giovani ricercatori che abbiano fatto studi di rilievo e consente loro di presentarli. Per me è stata una grossa emozione.
Lei è stata anche consulente del governo britannico sul Covid. Come è stata questa esperienza?
Direi fondamentale. Per la prima volta la politica si è rivolta alla scienza per sapere cosa fare. Prima erano due mondi molto separati. Oggi dialogano.
Anche lei è una delle menti italiane in fuga…
È un tema delicato. Nel mondo scientifico in Italia si fa una grande fatica e c’è anche una certa predominanza maschile. Il merito viene riconosciuto solo quando ti sei già fatta un nome e a quel punto forse puoi anche tornare in Italia. C’è poi un aspetto non secondario, ossia quello della disponibilità di fondi.
Dal mondo scientifico ora lei ha fatto il salto verso quello dell’industria andando a lavorare in Siemens a Monaco. Quali le ragioni?
La ricerca ha tempi lunghi e le opportunità di fare qualcosa di concreto per il tuo prossimo sono importanti, ma da ricercatore puoi sperare di partecipare nell’arco della tua vita, a pochi studi che possano in qualche modo lasciare il segno. Nell’industria ti viene offerta l’opportunità di fare molto di più.
Di cosa si occupa?
Lavoro molto con i governi per l’introduzione di nuovi processi di gestione del sistema sanitario, con le case farmaceutiche, e con gli ospedali per la fornitura di attrezzature all’avanguardia. In particolare mi occupo della digitalizzazione della medicina, un campo che dopo il Covid si è aperto mostrandoci che molto, soprattutto in luoghi e paesi disagiati, si può fare a distanza.
Cosa accade in questo campo nel mondo?
Ci sono paesi come il Pakistan, dove gli ospedali sono cattedrali nel deserto, difficili da raggiungere per la popolazione, con strutture carenti e senza personale. Ci sono invece stati come l’Arabia Saudita, dove grazie ai finanziamenti possiamo sviluppare al massimo e a beneficio di tutto il mondo, i nostri progetti.
Lei ha sacrificato molto della sua vita privata, della possibilità di divertirsi, per i suoi studi. Non le sembra di aver perso qualcosa?
Non penso. Si fanno sacrifici in giovanissima età e io ho passato quattro anni quasi rinchiusa ad Oxford, ma non si perde il bello della vita che può venire anche dopo essersi sacrificati. A me è successo così e può capitare a tutti, basta volerlo.
Quale è il messaggio che vuole mandare ai giovani?
Voglio dire loro che la creatività del nostro cervello è senza limiti e che impegnarsi per fare qualcosa per il prossimo e per il mondo, è il lavoro più bello che si possa fare, a tutti i livelli. Il talento è solo l’1% del successo, il 99% è solo duro lavoro.
Autore: Enzo Coco