Raccomandazione e differenziazione #1

Nei social network esiste un meccanismo che seleziona i contenuti, sulla base delle propensioni dell’utente. Quindi ogni utente tende a vedere soprattutto notizie in linea con le sue visioni e opinioni e la stessa cosa vale per la comunicazione tra i singoli utenti. La conseguenza di ciò non è un meccanismo nuovo, in realtà, che ha anche un nome: confirmation bias. Di fatto è quell’atteggiamento, tipico della natura umana, che ci porta a confermare un’ipotesi tramite prove a favore, piuttosto che cercare di prendere in considerazione evidenze contrarie. La cosa ha non poche implicazioni anche in prospettiva sociale e politica. E c’entra anche con la sopravvivenza o meno del mondo dell’informazione come l’abbiamo percepito finora. Come sempre ne abbiamo parlato con il nostro esperto in materia, il professor Marco Montali.
”La ricerca pura ovvero non guidata da interessi economici è quella che a suo tempo ha prodotto gli algoritmi sui quali sono basati i social network. E anche qui il discorso è analogo a quello che è successo quando è stata scoperta l’energia nucleare: nessuno in origine aveva pensato di farci una bomba, invece… Nel caso specifico si parla di “sistemi di raccomandazione”. Sono gli stessi meccanismi che nelle piattaforme cinematografiche ti propongono film che ti potrebbero interessare, e la stessa cosa succede per lo streaming musicale. C’è chi non li ama, questi algoritmi, ma di per sé sono utili. Tornando al punto: oggi ci sono dei filoni di ricerca sia tecnici che oggi sempre più ibridati con la dimensione umanistica, dedicati proprio a cercare di risolvere le problematiche di cui sopra. Un sistema di raccomandazione “classico” tende infatti a proporti sempre solo le cose che tu vuoi vedere. Ma se questo va bene per la musica da ascoltare, non vuol dire che all’utente vada bene anche per le notizie da ricevere. Spesso – per fortuna – le persone vogliono anche sentire i pareri discordanti dai loro e altre versioni dei fatti. Esiste allora un’area di ricerca che si occupa proprio della cosiddetta ‘differenziazione’.

(continua)