L’appalto della carne a Bronzolo

Se oggi è l’inflazione il cruccio delle famiglie, con il costo dei generi alimentari in costante lievitazione, anche agli albori del ‘900 i cittadini si lamentavano del prezzo dei beni primari. Ovviamente anche allora i commercianti elencavano gli elevati costi a loro carico: materie prime, personale, energia e trasporti incidevano non meno di oggi sul prezzo della merce.

A Bolzano i consumatori minacciavano di assaltare le botteghe come ai tempi raccontati da Manzoni. I commercianti, dal canto loro, denunciavano sempre più furti nei loro depositi e negozi e i contadini vedevano la loro frutta e verdura andare letteralmente a ruba. Inoltre, la forbice della disuguaglianza tra ricchi e poveri era in costante crescita, la grande guerra alle porte. Nella lontana Russia una sommossa seguiva l’altra e la disoccupazione minacciava il benessere delle famiglie.

Curioso in tal senso il caso dell’appalto della carne di Bronzolo. 

Nel paesino della Bassa era scoppiata una vera e propria rivoluzione delle massaie che minacciavano di ricorrere alle vie di fatto se non intervenivano le autorità preposte. 

Scrive la “Bozner Zeitung” del 21 giugno 1904: “Come a Bolzano, anche a Bronzolo è scoppiata la guerra del prezzo della carne”. La “questione in questione”, per dirla con un bisticcio di parole, traeva origine dalla massiccia immigrazione di famiglie trentine in paese. Queste persone, oltre alla loro lingua e cultura, avevano portato a Bronzolo anche le loro tradizioni e usanze, che con l’andare del tempo si imposero su quelle preesistenti. 

In particolare, vi era nel Welschtirol la consuetudine di appaltare l’esercizio del mestiere di macellaio. Il vincitore della gara aveva l’esclusiva della vendita nel territorio aggiudicato. Questa tradizione, che in origine doveva garantire la presenza dei macellai nei paesi, venne introdotta dagli immigrati trentini anche in provincia di Bolzano. In particolare ne furono interessati i paesi della Bassa Atesina di Bronzolo e Salorno, dove la popolazione trentina aveva quasi del tutto sovrastato quella originaria. Ma se nel resto dei comuni questo monopolio, con la possibilità di stabilire il prezzo della carne senza attenersi ai regolamenti vigenti, riguardava soltanto i pregiati bovini da ingrasso, a Bronzolo si permetteva al macellaio aggiudicatario di estendere il principio a tutti i tipi di carne con esclusione della sola carne di maiale.

I cittadini di Bronzolo si erano ribellati  al sopruso ma il tribunale amministrativo, subito interpellato, gli aveva dato torto. La sentenza aveva destato scandalo poiché era in netto contrasto con le leggi correnti nella monarchia asburgica, che garantivano a tutti i commercianti il diritto di offrire le loro mercanzie di in ogni paese e città dell’impero. 

A Bronzolo l’esercizio della macelleria era stato inizialmente appaltato per l’importo di 260 corone mentre nel frattempo era arrivato a 1325 corone, un importo molto elevato per un paese di 1200 abitanti. L’aggiudicatario dell’appalto, “strozzato” dalla somma da versare, aveva scaricato il costo sul prezzo della carne, senza attenersi a quella che allora era definita la “BoznerTaxe”, ossia il prezzo massimo di vendita consentito. A suo dire, era “costretto” a vendere anche le carni meno pregiate allo stesso prezzo della carne migliore, anche in questo caso contravvenendo ai regolamenti vigenti in materia. 

I Bronzolotti, al contrario, ritenevano che egli non aveva nessuno diritto di praticare prezzi da strozzino ma che avrebbe dovuto fare i suoi conti prima di accettare l’appalto. Inoltre, fece presente il comitato dei cittadini, l’appalto era stato aggiudicato a un altro macellaio che poi – vizio ovviamente ben radicato – aveva subappaltato l’attività a una persona neppure in possesso dei titoli per partecipare alla gara. Non rimase, agli infuriati Bronzolotti, che mandare giù l’amaro boccone o trasferirsi, per i loro acquisti, in un altro paese.

Autore: Reinhard Christanell