L’Associazione culturale lasecondaluna di Laives presenta “Forme Ibride” dell’artista trentino Ismaele Nones, che, con tocco raffinato e spiazzante, rivisita la tradizione delle icone bizantine. L’inaugurazione si tiene venerdì 7 ottobre alle ore 18 presso la Sala espositiva di via Pietralba 29 a Laives.
“Una finestra aperta sul cielo”, o addirittura “un trattato di teologia a colori”: così vengono definite le icone bizantine, dipinti a tema sacro che rappresentano il Cristo benedicente o la vergine con il bambino, ma anche scene dall’antico e nuovo testamento, angeli e santi.
Le icone sono immediatamente riconoscibili perché da secoli sono “imprigionate” in uno stile fisso, immobile, sempre uguale a sé stesso, legato al loro essere oggetti di culto e preghiera, ponti verso il divino.
Ma nell’arte contemporanea, come nella poesia, non c’è regola che non possa essere infranta per sperimentare e aprire nuovi orizzonti. Certo per romperle bisogna conoscerle, le regole: è questo il caso dell’artista trentino Ismaele Nones, che nelle sue opere riprende lo stile delle icone bizantine, liberandole però dal contenuto sacro per portarle all’oggi. Nascono così le sue “forme ibride”, di cui abbiamo parlato con Gabriele Salvaterra, curatore della mostra e conservatore al Mart di Rovereto.
Nei suoi dipinti Nones gioca a creare contrasti e cortocircuiti, che tipo di lavoro è il suo?
Ho studiato a lungo il suo lavoro e sono rimasto colpito dalla grande serietà e autenticità del suo approccio. Come è noto, gli iconografi si considerano delle “mani nelle mani del signore” e quindi i loro dipinti non sono “personali”, ma legati ad un canone ben preciso. Nones è partito dalla conoscenza profonda per questo tipo di arte – il padre Fabio è un noto iconografo trentino- per rappresentare però temi che interessano a lui, per sviluppare insomma la sua ricerca personale.
Quanto rimane comunque provocatoria l’operazione di Nones?
Ismaele, in fondo, guarda al mondo che lo circonda e lo affascina nelle forme che ha imparato a osservare e riprodurre sin da piccolo, come diversi altri artisti fanno. Ciò che, se si vuole, è davvero provocatorio, non è poi tanto l’unire mondi così distanti nella forma e nel contenuto quanto, piuttosto, recidere quel “sacro collegamento”, che nella pittura di icone ha da sempre fatto sì che il rettangolo dipinto non si riducesse soltanto a una bella immagine per ornare una parete vuota, ma restasse sempre un sorta di accesso sicuro a Dio, una sua presenza concreta della sua presenza immateriale.
Le immagini che ne derivano sono particolari e talvolta spiazzanti, a ben guardare.
Si, stridono e sono spontaneamente assurde: ad esempio nei suoi dipinti troviamo rappresentati dei nudi, scene in piscina o un aereo che passa; compaiono cani o addirittura scene alla “Heidi” con le mucche … insomma elementi impensabili nelle classiche icone bizantine. Ma capaci toccare questioni che narrano di imbarazzi, insicurezze ed emarginazione e che, a mio avviso, hanno molto a che fare con la condizione sempre più fluida dell’idea del corpo che abbiamo oggi.
Una piena rottura con la tradizione, insomma…
In realtà non proprio: come illustrato dal noto studioso di icone Elio Franzini sappiamo che la questione è più complessa, perché nella storia dell’arte l’icona è sempre stata ibrida, aperta anche a media e forme popolari. Nel tempo è stata d’ispirazione per i cartellonisti e i pittori di insegne, ad esempio. Insomma, si tratta di una storia in bilico, in cui la divisione tra sacro e profano non è poi così netta e rigida.
Le informazioni sulla mostra
Ismaele Nones, Forme Ibride, Sala Espositiva di Via Pietralba 29, Laives.
Inaugurazione venerdì 7 ottobre, ore 18. La mostra sarà visitabile fino a sabato 29 ottobre nei seguenti orari: da martedì a giovedì: 16 – 19. Venerdì e sabato: 10 – 12 e 16– 19. Ingresso libero.
Per mercoledì 19 ottobre alle ore 18 è in programma una visita guidata alla mostra con il curatore Gabriele Salvaterra. L’ingresso all’evento è libero con prenotazione obbligatoria all’e-mail info@lasecondaluna.eu.
Autrice: Caterina Longo