Il nuovo servizio di noleggio biciclette, inaugurato nel 2019 a Bolzano, non funziona ancora a pieno regime. I bolzanini che lo utilizzano sono pochi e inoltre anche l’utilizzo del servizio non sembra semplice e fluido, paragonandolo con quanto avviene in altre città italiane.
Bolzano da diversi anni ormai si propone come “città della bicicletta”, in quanto usare la bici per gli spostamenti quotidiani fa da anni parte della normalità di molti bolzanini, i quali apprezzano le due ruote quale mezzo di trasporto ecologico, salutare, veloce ed economico.
Ben vengano quindi le decine di chilometri di percorsi riservati alle biciclette nel circuito urbano.
Per tenere il passo di altre città, nel 2019 il Comune di Bolzano annunciava con entusiasmo il nuovo servizio di Bike Sharing, descritto sulle pagine internet del Comune (aggiornate a febbraio 2021) come “un’opportunità per spostarsi in modo veloce, autonomo e sostenibile.
Una rete di collegamenti pensata per chi vuole vivere la città su due ruote, per chi preferisce sentirsi libero dal traffico cittadino e accedere ai servizi di trasporto pubblico con un unico titolo di viaggio. (…) Pensato per gli spostamenti brevi, il bike-sharing oggi rappresenta la forma di spostamento urbano più conveniente, sia in termini di tempo sia in termini economici.”
Chi si muove in città può vedere le ciclostazioni posizionate nei punti strategici: delle strutture a tubo ancorate al terreno, provviste di una serie di ganci cui fissare con un meccanismo a scatto i manubri delle biciclette; alcune appaiono trascurate, altre, tipo quella in viale Europa in prossimità delle scuole Schweitzer, sembrano in attesa di inaugurazione, senza alcuna bici agganciata (almeno da settimane).
Ma tutte le stazioni presentano delle grafiche esplicative che spiegano come usufruire del servizio.
Quindi non ci è rimasto altro da fare se non provare: lo abbiamo fatto alle ciclostazioni di viale Stazione e di Piazza Matteotti, ognuna delle quali presentava due biciclette agganciate.
Come neofiti, abbiamo cercato innanzitutto di iscriverci al servizio e scansionando con lo smartphone il QR-code presente all’interno delle grafiche esplicative, siamo arrivati alla web app, la quale chiede la registrazione per i nuovi utenti.
Con sorpresa abbiamo notato che questa registrazione per tutta la settimana prima della chiusura del giornale non è stata possibile (abbiamo pure provato a contattare – come privati cittadini, non come redazione) la ditta roveretana Ecospazio, referente in Italia per la progettazione, produzione e installazione di questi sistemi di bike-sharing, segnalando l’inconveniente (sia tramite web-form, che a seguito di telefonata), ma senza ricevere risposta (al 13.05.2022).
Non essendo riusciti ad attivare una nostra utenza, non abbiamo potuto provare il servizio. Abbiamo quindi cercato persone che abbiano utilizzato il bike-sharing.
Siamo solo riusciti a parlare con una persona, la quale affermava di aver provato a fare un giro con una bici circa un anno fa, ma di averla riportata dopo poco alla ciclostazione in quanto sgangherata.
Potrebbe trattarsi di un caso isolato, che comunque avalla l’impressione generale di trascuratezza delle ciclostazioni.
Esortiamo tuttavia i nostri lettori a segnalarci le loro esperienze con il servizio, impegnandoci a tenerne conto per un futuro approfondimento.
Autore: Till Antonio Mola