Com’è noto a Bolzano gli studenti universitari non hanno vita facile. Le soluzioni abitative scarseggiano e quelle che ci sono, spesso, sono così onerose da risultare quasi “impossibili”. Un’eccezione è rappresentata dal collegio UniverCity di Viale Europa, che però è inserito in un contesto che non offre praticamente nulla alla vita degli universitari.
Facendo due passi nel quartiere di Don Bosco, a un certo punto il nostro sguardo non può non rivolgersi ad un’immensa struttura di colore rosso scuro, di forma ovale, piena di vetrate, posta in fondo a Viale Europa. Ciò che lo sguardo può cogliere è solo l’aspetto esteriore della costruzione, il suo contrasto con l’ambiente circostante caratterizzato principalmente da condomini residenziali. Si tratta di una struttura nuova, appariscente, assolutamente periferica. Nell’intenzione di chi l’ha realizzata si tratta di una soluzione al problema dell’elevato costo degli affitti per numerosi studenti dell’Università di Bolzano. Ma è anche evidente che si tratta di una soluzione che poco ha a che fare con il quartiere in cui è collocata, in cui la “vita” giovanile e quindi anche universitaria è pari a zero. La realtà di UniverCity è questa. Ma abbiamo però cercato di approfondire per voi le relazioni che ci sono con il quartiere, parlando con studenti e amministratori comunali.
Vita da “fuori sede”
Nicholas frequenta il Master in Ecosocial design all’Unibz, è nato a Viterbo e ha sempre vissuto in studentati, prima a Roma e, da settembre, all’interno dell’Univercity di Bolzano. “Vista la passata esperienza positiva e il problema degli affitti nel capoluogo, ho scelto di ritornare a vivere in uno studentato. Per accedere al servizio – spiega – è sufficiente registrarsi sul sito; la selezione va in base all’ordine d’iscrizione e non è collegata all’ISEE, come nel resto d’Italia.”
La maggior parte degli studenti che vivono all’interno dell’UniverCity frequentano l’Unibz, una minoranza, invece, il Conservatorio. “Le distanze sono relativamente brevi. Ci si sposta in bus, con le linee 5 o 8, a piedi o in bici. La problematica principale – evidenzia Nicholas – non è la distanza tra l’Uni e l’alloggio, bensì l’assenza di vita, eventi e attività nei dintorni della residenza. Appena arrivato qui mi sono sembrato estraneo a questa realtà: il quartiere va bene per adulti e famiglie, meno per i giovani. Esclusa l’aula studio dell’UniverCity, non ci sono luoghi vicini riservati neppure allo studio; si frequenta il NOI, la zona in Centro o Gries. Stessa cosa per party e momenti di svago.”
Dal centro alle periferie
“Manca una piazza di quartiere” a dirlo è Alex Castellano, Presidente della Circoscrizione Don Bosco. “Intorno alla residenza universitaria, che per altro è una torre chiusa all’esterno che non prevede un dialogo con il quartiere, non c’è una spiccata vita universitaria. Il vialone alberato adiacente è bello, ma complicato da vivere se si è studenti. Gli abitanti della zona sono perlopiù adulti con famiglie.” I tentativi di apertura anche alle esigenze dei giovani, però, non sono mancati: “La competenza che potevamo spendere, l’abbiamo utilizzata per convertire un’area giochi in area fitness. Si potrebbero organizzare degli eventi, ma non è facile” continua Castellano. “L’Università – proprio tramite gli studenti di Ecosocial design – ha messo in campo diverse proposte: dalla rivista partecipativa ‘Casanova’, al ‘Salotto Don Bosco’, una piattaforma di dialogo tra i cittadini e le diverse realtà presenti nel quartiere. Credo – conclude – che manchi una visione a tutto tondo che comprenda anche quello che sarà lo sviluppo dell’Università, e la successiva accettazione della vita universitaria che si porta dietro.”
Autore: Andrea Dalla Serra