Mamming: nei cuore di Steinach

Nel piazzale superiore del Duomo e più precisamente nella estremità occidentale dell’antichissimo quartiere di Steinach, dominato dalla Torre Polveriera, si affaccia uno dei più bei palazzi di Merano. Dal 2015 è sede del Museo Civico meranese, il suo nome è conosciuto attualmente come palazzo Mamming, in precedenza era citato come Palais Desfour, o Steinachheim.
I primi proprietari e committenti furono i baroni Mamming, i quali nel 1675 diedero l’incarico all’architetto Karl Delai di realizzare una residenza in stile tardo – rinascimentale.
L’edificio si staglia nettamente dalle altre costruzioni della piazza, per la rigorosità delle sue forme classiche e geometriche, quasi palladiane. Un maestoso portale in bugnato a tutto sesto, ne fa la sua porta d’accesso. Nei piani superiori è scandita la sequenza regolare delle aperture finestrali e dei grandi mensoloni seicenteschi che sorreggono la copertura sovrastante. La particolarità e l’accentuazione dello “stile italiano” è data dal balcone, in corrispondenza del portone d’ingresso. Ricordiamo che nell’architettura tirolese questa struttura aggettante è molto rara, in quanto invece viene privilegiato l’Erker. Gli interni sono affrescati sia nelle volte che nelle pareti superiori laterali in una intersezione e sequenza di elementi concavi e convessi, intercalati da lunette con volta a spicchio.
L’affresco di maggior rilievo è dato dalla “allegoria della Vittoria alata”.
Fino alla morte di Angelika Steiner Lupi palazzo mamming era sede del Museo Steiner ed era conosciuto come palazzo Desfour, dal nome della penultima proprietaria. Angelika Steiner era figlia del famoso scultore meranese Hermann Steiner (1878 – 1963), e proprio lei fece del palazzo un museo per poter esporre al pubblico le opere del padre, un artista premiato in Europa ed in America, ma forse poco conosciuto ed apprezzato nella sua città natale.
Il museo poneva in bella vista la sua opera più famosa, “La marcia della libertà”. L’opera – un altorilievo dalla potente carica espressiva lungo cinque metri e nel quale sono rappresentate più di trecento figure – veniva custodita con orgoglio e passione dalla figlia. Alla morte di Angelika Steiner il palazzo ed il suo patrimonio rischiarono di essere dispersi, ma nel 1991 il Comune di Merano lo acquistò, restituendoci, restaurato, questo prezioso gioiello architettonico.

Autore: Flavio Schimenti