857 dopo Cristo: per la prima volta in un documento ufficiale compare il nome di Merano, con la dizione “locus qui dicitur Mairania”. Il piccolo insediamento abitato si affacciava sulle rive del Passirio, in corrispondenza all’attuale rione Steinach, estendendosi da piazza Duomo fino a porta Passiria. Una piccola chiesa era ivi presente, quella che nel corso dei secoli verrà trasformata nell’attuale Duomo.
Nel 1237 viene citato un “forum Mairani”, nel 1260 un “burgum Merani”, nel 1278 “civitas Merani”. Nel 1295 Mainardo II conte di Tirolo farà di Merano la capitale del suo regno, e la data ufficiale sancita è il 1317.
Ma già prima egli aveva dato un’impronta alla sua nuova città, rendendola un centro commerciale in competizione con Bolzano, riprendendone l’impostazione urbanistica attraverso un nucleo abitato porticato che si affaccia su una principale arteria di comunicazione. Il borgo era cinto da una cerchia di mura di forma quadrangolare, al quale si accedeva da quattro porte maestre. Il nucleo meranese ha però una particolarità rispetto a quello bolzanino: è più lungo di 100 metri, questo per rimarcare la sua importanza rispetto alla città “sorella”.
In più Merano venne dotata dell’Ospedale di Santo Spirito, vale a dire la struttura assistenziale più importante della regione. A ciò si aggiunsero l’istituzione del conio e della zecca, nonché di tutti i più importanti mercati stagionali. L’impostazione delle singole particelle edilizie sulla via dei Portici va dai 3,5 fino ai 5 metri. Sotto i portici si trovavano le botteghe, sopra le abitazioni e le corti interne, dietro di esse gli orti che giungevano fino alla cinta muraria.
Le architetture delle singole abitazioni nella loro conformazione attuale sono caratterizzate da forme del 500 e del 600. Fra le più belle svetta “Casa Turri”, con stilemi a carattere barocco. Come molti sanno, i Portici rivolti a nord sono chiamati “a monte”, mentre quelli rivolti verso sud “dell’acqua”.
Gli Erker, come in tutto il territorio del Tirolo del Sud, caratterizzano con i loro giochi di sporgenze e rientranze anche i bei Portici di Merano. Essi erano il centro della vita domestica, soprattutto quella femminile: consentivano alle donne di guardare per strada senza essere viste o disturbate dagli sguardi insistenti di qualche sconosciuto.
Autore: Flavio Schimenti