Si sa che i servi di due padroni rischiano di morire di fame. Questo, forse, vale anche per i paesi. Non che S. Giacomo vada intesso come un paese “servo” ma, indubbiamente, siamo in presenza di una località da molto tempo divisa tra due comuni. La causa di questo suo destino “bipolare” risiede proprio nel suo nome: in der Au o Unterau e, prima ancora, in der Schinte o Shint, da un originario, romanico Cinte (luogo “cinctum”, circondato da mura). Comunque, fino all’XIX secolo qui non esisteva che uno sparuto pugno di masi sparpagliati tra le anse del fiume Isarco che, oltretutto, ne insidiava l’esistenza correndo dritto verso il paese e ricongiungendosi all’Adige notevolmente più a sud di oggi.
Abbiamo detto “in der Au”: già, quello che interessava entrambi i comuni era proprio la distesa selvaggia di pascoli ubicati tra l’odierno Agruzzo e il Vurza. I bolzanini ne avevano assoluto bisogno per i loro animali, i laivesotti li rivendicavano per ragioni storiche. Alla fine, tra il XVIII e il XIX secolo fu decisa un’equa divisione del territorio: che alla fine accontentò tutti tranne, forse, gli abitanti di S. Giacomo.
Al di là di questo, vorremmo ricordare che proprio qui, sull’altura della vecchia e preziosa chiesa di S. Giacomo (il vecchio), ai cui piedi in epoche successive si stabilirono anche Romani e Longobardi, su un terreno dell’odierno Putzerhof sono stati rivenuti i resti di un antichissimo insediamento del mesolitico finale e del neolitico iniziale.
A quell’epoca, la conca bolzanina è un deserto paludoso dominato da tre fiumi, qui sotto si trovano tre laghetti e il bosco scende a coprire buona parte del territorio. In lontananza non si vedono altri insediamenti: benché forse qualcosa ci sia a Castel Firmiano, sul Guncina e, dall’altra parte, nella zona sopra Settequerce.
Ma da dove venivano questi cacciatori-raccoglitori? Che ci facevano qui? I reperti ritrovati, soprattutto frammenti di ceramica rosso-brunastra e frammenti di selce (punte di lance o frecce) insieme ad altri minuscoli utensili fanno pensare, per l’appunto, a un punto di riparo/riposo abbastanza stabile e rimasto attivo per molto tempo, forse addirittura fino all’età del rame quando già sui pendii soleggiati sopra Bolzano si erano insediati i primi agricoltori. Insomma, stiamo parlando di uno dei luoghi più antichi della parte bassa dell’odierno Alto Adige, occupato probabilmente e in prevalenza da cacciatori nomadi provenienti da sud, dato che le ceramiche ritrovate possono essere apparentate a quelle rinvenute nel vicino Trentino e appartenenti al cosiddetto gruppo del Gabàn.
Autore: Reinhard Christanell