Un gattino per comprendere i bimbi

Nella loro quotidianità si occupano di studiare e aiutare i più giovani nella loro formazione, e dunque i genitori nell’affrontare il mestiere più bello e più difficile al mondo. Sono due psicoterapeuti dell’età evolutiva, quindi chi più adatto di loro a scrivere un libro per bambini? Giuseppe Pino Maiolo e Giuliana Franchini sono due nome noti anche nel campo letterario, e per questa stagione hanno ben pensato di proporre in versione rinnovata il più recente capitolo delle avventure di un gattino che negli ultimi anni ha saputo conquistare le simpatie di bambini e genitori.

Giuliana Franchini
Giuseppe Maiolo

Con “Ciripò in un mare di emozioni” (ed. Erickson, 92 pagine) il piccolo felino antropomorfo, pigro e fifone, entra di diritto nel filone dei personaggi delle fiabe moderne, divertendo ed educando sia i grandi che i piccini. Già, perché se da un parte le splendide illustrazioni di Raffaella Bolaffio (che con la sua delicata matita riesce a donare una vita propria ai vari personaggi) e il font utilizzato per la pubblicazione rendono il volume fruibile anche ai lettori ai primi passi, i cinque capitoli rendono il meglio se letti a voce alta da mamme e papà. In cinque diverse avventure, il protagonista affronta dei plot che lo portano a confrontarsi con diverse situazioni difficili, e i nemici da combattere si rivelano essere quelle piccole emozioni che affondano l’animo dei piccoli umani: dalla svogliatezza che può portare all’apatia, al timore di non essere accettati dagli amici, dalla paura del buio alla difficoltà di tenere fede alle promesse fatte o di badare i fratelli più piccoli.
Le storie si diramano in maniera semplice e divertente, intrattenendo i piccoli ma allo stesso tempo istruendoli, e lasciando scoprire ai genitori – anche nell’osservare le reazioni dei figli – che quel mondo spensierato dei propri bambini, troppe volte così spensierato non è.

Luca Masiello

ILLIBRO, il meglio di 20 anni di recensioni

Il popolare sito internet Debaser.it raccoglie da più di 20 anni recensioni “scritte da chi vuole” e ha pubblicato ILLIBRO, una raccolta del meglio delle recensioni deai primi 20 anni di vita del sito (280 pagine, Edizioni Riff).

Debaser è un progetto di due bolzanini, Andrea Gasperi e Stefano Bonzi, classe 1968 il primo, 1967 il secondo: ad oggi il sito contiene più di 50.000 recensioni di musica, teatro, cinema e spettacolo. Lo stile del sito è molto ironico – già nella homepage si definisce “il sito più fiko dell’internet” – ma visitandolo ben presto se ne carpisce la ricchezza di contenuti…
Andrea Gasperi: “Intorno a Debaser cominciò a raccogliersi una comunità di appassionati di musica da tutta la penisola e il nostro sito cominciò a raccogliere consensi e in un certo senso a diventare una comunità. Oggi contiamo oltre 25.000 utenti registrati da tutta Italia. Debaser conta mezzo milione di pagine visitate al mese… non sono poca cosa.


Possiamo considerate Debaser.it un social media?
I social nascono come ambienti molto positivi, tutto sembra bello roseo e fantastico, uno strumento dalle mille possibilità. Solo che spesso poi scopri che alla fine sei tu lo sfruttato, sei tu che diventi il prodotto e vieni venduto a quelli che hanno bisogno della tua attenzione per sottoporti le loro offerte. Debaser in questi primi 20 anni ha avuto la possibilità di reagire, con interventi tipo la maggiore moderazione dei contenuti o inserendo strumenti come il range delle recensioni, che mette l’utente nella condizione di capire quali siano i contenuti di maggiore valore.

Da dove nasce l’esigenza di pubblicare una raccolta?
C’è la voglia di fermarsi e di fare il punto della situazione, ma c’è anche la vanità di esibire quello che abbiamo fatto nei nostri primi 20 anni e quindi di prendere il meglio di quello che c’è nel sito e di metterlo su carta, in un formato diverso per vedere l’effetto che fa. Il volume è disponibile nelle librerie di Bolzano, ma può anche essere ordinato dal sito delle edizioni Riff (riffrecords.it).

Come è nata questa collaborazione?
Ho conosciuto Paolo Izzo a Radio Tandem, nel corso della trasmissione “La Musica Dentro” che come Debaser avevamo a Radio Tandem e gli ho chiesto se era interessato a pubblicare il libro perché mi sembrava un’ottima idea creare delle sinergie tra realtà locali. A Paolo il progetto è piaciuto e così eccoci qui.

tam

Siria: tra povertà, guerra e contraddizioni

BOLZANO | 11 dicembre 2020 | Ore 18
online su www.facebook.com/peacebz

Parlare di Siria significa parlare di problemi tra loro diversi eppure spesso collegati. Per tracciare un quadro generale della situazione del Paese, occorre farsi molte domande. Qual è la situazione delle carceri? Cosa rimane dell’ISIS in Siria? Come affrontare il problema dei rifugiati in Libano e in Turchia? A queste e altre domande risponderà la giornalista Sara Lucaroni, che con i suoi reportage ha raccontato la Siria per testate giornalistiche come L’Espresso e Avvenire, affinché anche chi non conosce la storia e le particolarità di questo Paese possa avvicinarsi alla “questione siriana”. Modererà l’incontro Alex Piovan. L’evento è organizzato dal Centro per la Pace.

Info: Centro Pace Bolzano, tel. 0471 402382

Il ritorno di Giulia

La cantautrice meranese Giulia Martinelli, che nella primavera dello scorso anno aveva dato alle stampe l’applaudito EP Wanderlust (prodotto con gusto da Mattia Mariotti) è tornata qualche settimana fa a far parlare di sé per la pubblicazione del suo nuovo videosingolo, una canzone presentata in anteprima nel tour ispano/germanico di inizio anno, che anticipa cambiamenti importanti e una crescita artistica costantemente in atto dell’artista.
La nuova canzone, The Crown, è una specie di punto della situazione che Giulia fa su sé stessa, sulla presa di coscienza del cosa vuole essere, come vuole essere e in questo senso è eloquente il video girato dalle fidate Asia De Lorenzi e Samira Mosca, amiche della Martinelli, prima ancora che videomaker e fotografe in via di affermazione: nel video infatti vediamo una “Giulia” bambina passare il testimone a una donna, una corona nella fattispecie, che è un po’ il simbolo della consapevolezza acquisita riguardo alla propria evoluzione artistica. Evoluzione che a livello musicale trova qui un ottimo confezionatore in Kris Kaufmann, chitarrista e produttore dal gusto molto orientato verso il circuito country-pop, proprio quello che Giulia aveva in mente da un po’ di tempo in qua.
youtu.be/fo1SIA0VEec

crazy

Alto Adige, storia in sintesi

Alberto Pasquali, avvocato e appassionato di storia fin dall’infanzia, ha recentemente pubblicato “Breve storia dell’Alto Adige”, edito da Curcu & Genovese. Ecco la nostra recesione.

L’attenzione del grande pubblico e il lavoro di molti giornalisti e scrittori sono stati rivolti, nel tempo, soprattutto alla storia più recente della Provincia di Bolzano, lasciando in secondo piano quella più antica. Eppure, come scrive l’autore nell’introduzione, questa storia è di particolare interesse, in quanto non è “solo tedesca, solo italiana, solo ladina, ma è storia autenticamente europea, perché ben poche terre – per la loro posizione geografica ed orografica – hanno avuto radicali alternarsi di popolazioni e fusioni di etnie e di lingua”.

Alberto Pasquali


In poco più di sessanta pagine, il libro di Alberto Pasquali ripercorre questa storia, dai primi riferimenti storici attendibili fino alla caduta del fascismo, con un breve epilogo dedicato al presente. Il testo, agile e accessibile a chiunque, è accompagnato da molte fotografie, illustrazioni e cartine.
In passato si faceva risalire il principio della “storia dell’Alto Adige” al “castrum Drusi” (poi Bauzanum), ma il rinvenimento di Ötzi ha costretto a spostare questa data a 5000 anni fa. Ad ogni modo, è l’insediamento dei romani a dare il via a quei processi storici e culturali di cui rimane traccia ancora oggi. La fusione delle genti romane con le popolazioni locali, per esempio, diede origine alle lingue ladine che, benché ovviamente mutate, sopravvivono tuttora in alcune valli. Con la caduta dell’Impero romano si ebbero le invasioni di Visigoti e Ostrogoti e la successiva penetrazione dei Baiuvari nel territorio, fino all’odierna Salorno.

A sinistra Walther von der Vogelweide, a destra Oswald von Wolkenstein

A partire da queste prime informazioni, Pasquali ripercorre, attraverso brevi capitoli, la storia della Provincia, concentrandosi su alcuni aneddoti e biografie di personaggi particolarmente rilevanti. Si incontrano così Walther von der Vogelweide, la mitizzata figura di Margarete Maultasch, la dinastia dei conti Mainardi, la cui epopea – scrive l’autore – coincide con il periodo più glorioso del Tirolo, e Oswald von Wolkenstein. L’autore affronta poi “il crollo dell’impianto feudale e l’ascesa al potere dei ricchi mercanti laici” e il periodo della caccia alle streghe. Vengono raccontate le storie del ribelle Michael Gaismair, che si oppose “[al]l’ignobile sfruttamento del lavoro dei contadini tirolesi”, morendo giovanissimo e passando alla storia come primo sindacalista, e di Claudia de’ Medici, fino ad arrivare alla nascita degli Schützen. Dopo quelli dedicati ad Andreas Hofer e al periodo della Restaurazione, i capitoli conclusivi attraversano le guerre mondiali, il fascismo, lo Statuto d’autonomia e si concludono con un breve scorcio sul presente.

Michael Gaismair visto da Karl Plattner


“Breve storia dell’Alto Adige” non si rivolge agli esperti di storia in cerca di informazioni inedite o di approfondimenti specialistici, ma potrebbe rispondere ad alcune curiosità di chi, volenteroso di scoprire qualcosa in più sulla storia del territorio, è alla ricerca di un testo leggero e di facile consultazione.

I disastri provocati della Grande Guerra

Profonda miseria, spaesamento e incertezza sul futuro: il biennio buio iniziato alla fine della Prima guerra mondiale è al centro di un nuovo volume dello storico Oswald Überegger, uscito in occasione del centenario dell’annessione dell’Alto Adige all’Italia nell’ottobre 1920.
Ai primi di novembre del 1918, dopo anni di guerra, il fronte austro-italiano crollò. Dopo l’entrata in vigore dell’armistizio fra l’Austria-Ungheria e gli Alleati, il 4 novembre 1918, le armi tacquero definitivamente. La fine della guerra lasciò un’intera regione nel caos. Centinaia di migliaia di soldati sciamarono dal fronte verso i rispettivi paesi d’origine. Durante le memorabili giornate di novembre, decine di migliaia di tirolesi si trovavano ancora al fronte come soldati oppure erano prigionieri di guerra degli Alleati. E altre decine di migliaia di civili, originari soprattutto del Trentino, appresero della fine del conflitto nella diaspora – per volontà o, i più, per forza – lontani da casa come profughi, sfollati o internati.
“In questa difficilissima fase di tracollo politico e sociale”, sottolinea Oswald Überegger, direttore del Centro di competenza Storia regionale della Libera Università di Bolzano, “Alla conferenza di pace di Parigi si decise in merito alla questione del Tirolo.” Nel 1919 le potenze vincitrici sancirono d’autorità la divisione del Tirolo, come stabilito dal trattato di Saint Germain, assegnando l’Alto Adige all’Italia e tracciando sul Brennero un confine che è stato materia di discussione fino ai nostri giorni. Oswald Überegger ricostruisce le tappe fondamentali della storia di questi profondi cambiamenti e illustra la genesi di un problema di minoranze che investe tutta la Mitteleuropa quale conseguenza della Grande Guerra. Ricco di sfaccettature, il libro analizza in oltre 270 pagine gli sviluppi politici, sociali, economici e di mentalità della società tirolese del dopoguerra, dando forma alla viva immagine della movimentata e contesa storia di una regione tra la fine della Prima guerra mondiale e la presa del potere da parte del fascismo.
Pubblicato nel 2019 dalla prestigiosa casa editrice tedesca Schöningh-Verlag, il volume esce ora in lingua italiana per i tipi di Carocci editore. La sua pubblicazione è stata promossa nell’ambito di Historegio, il progetto di ricerca e divulgazione della storia regionale condotto dagli atenei di Bolzano, Innsbruck e Trento in collaborazione con l’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino.

Velocity Radio: le interviste in tandem

Velocity Radio è una video-radio a pedali: è un progetto di produzione di podcast in cui alcuni giovani tra i 16 e i 35 anni intervistano persone interessanti della città di Bolzano con una bici cargo, in cui l’intervistatore conduce e l’ospite siede davanti. Verranno pubblicate due puntate a settimana, a partire dall’inizio dell’autunno fino alla fine dell’anno. Il progetto prende ispirazione da RadioBici, rubrica di Radio 105. Le interviste complete verranno pubblicate in formato audio e una versione ridotta sarà disponibile in video. La prima puntata è stata pubblicata giovedì 22 ottobre sul sito web www.cooltourbz.wixsite.com/cooltour. Per non perdersi la pubblicazione delle puntate, si consiglia di seguire i canali social delle associazioni coinvolte. Il progetto è promosso dall’Associazione La strada/Der Weg (con il centro giovani Villa delle Rose e la redazione di COOLtour) in collaborazione con il centro giovanile Bluspace dell’Associazione Musica Blu. Il progetto è sostenuto dall’ANG, l’Agenzia nazionale per i giovani e dall’Ufficio Politiche giovanili della Provincia autonoma di Bolzano ed è supportato dal Comune di Bolzano.
Al progetto partecipano anche alcuni volontari del Corpo europeo di solidarietà, una nuova iniziativa dell’Unione Europea che offre ai giovani delle opportunità di lavoro e di volontariato (nel proprio paese o all’estero) per prendere parte a dei progetti dedicati all’aiuto delle comunità europee. Il progetto aiuta a far conoscere meglio la città di Bolzano ai volontari che l’hanno scelta come destinazione per fare le loro esperienze e per partecipare in modo attivo con gli altri giovani al progetto Velocity. I giovani coinvolti affronteranno e si faranno promotori dei valori fondativi della società e della civiltà europee: libertà, parità, senso critico e inclusione. L’obiettivo di Velocity è quello di mappare la città, conoscere e far conoscere i nuovi cittadini, operatori del terzo settore, promotori dell’ecosostenibilità, imprenditori e altri cittadini che possono contribuire con la loro memoria storica della città al racconto delle storie di Bolzano, che Velocity racconterà.