Oltre a condividere la passione per recitare, le compagnie teatrali amatoriali sono uno spazio dove poter far nascere anche qualcosa di collaterale. È il caso delle “Feisbucsister”, un gruppo di cinque attrici, oggi costola della più grande compagnia teatrale di Laives, ma comunque indipendenti nella gestione dei propri spettacoli.
Sono passati una dozzina d’anni, ma la voglia di divertirsi è rimasta la stessa. O almeno è ciò che sembra trasparire dalla voce di Lorenza Pallaoro, che funge un po’ da coordinatrice del gruppo – composto da Annalisa Chesini, Cristine Busetti, Alessandra Boscolo e Ester Valduga – e formatosi quasi casualmente.
“Ci siamo incontrate perché tre di noi facevano già parte della filodrammatica di Laives – racconta Pallaoro -. Il gruppo Chernobyl di Laives, parlo di alcuni anni fa, ogni anno organizzava una Corrida, uno spettacolo di debuttanti. Assieme a una mia amica abbiamo iniziato a fare parte di questa iniziativa, ma non come concorrenti, bensì nello staff, perché eravamo brave, e soprattutto eravamo le uniche, in grado di far ridere. Da quel momento è nato il nostro gruppo”.
Sono cinque attrici che poi hanno proseguito nel tempo, portando sempre fantasia e novità, ma soprattutto parlando di temi comuni senza essere banali nel modo di far ridere. Questo fino a quando non è arrivata l’idea di costruire qualcosa in più: “Dato che ogni anno creavamo nuovi sketch – spiega Pallaoro -, nel 2019 ho proposto alle sisters di mettere assieme gli ultimi due anni di sketch e costruire un nostro spettacolo, che abbiamo intitolato Feisbucsister show”.
Lorenza Pallaoro, com’è andato il debutto?
È stato un successone da tutto esaurito, come accaduto fino a quel momento per tutti gli sketch che abbiamo proposto e a cui cerchiamo di dare un filo logico tra loro. E forse il fattore che ci valorizza è proprio questo.
Qual’era la trama?
Il primo atto racconta l’evoluzione della donna negli anni. Il secondo invece riguarda come e perché si è sviluppata la seduzione. In pratica proponiamo un po’ quella che è la parodia della donna, ma senza mai prenderci troppo sul serio e soprattutto cercando di divertirci. Perché, in fin dei conti, lo scopo dev’essere quello ed è anche quello che cerca la gente. Lo stesso nome che ci siamo date è una rivisitazione dialettale dell’inglese.
E poi cos’è accaduto?
Dal 2020 abbiamo fatto richiesta di appoggiarci alla filodrammatica di Laives, quindi, a tutti gli effetti facciamo parte della compagnia anche se siamo totalmente autonome. Una scelta fatta anche per sopperire agli impegni della burocrazia, che in questi ultimi tempi si sono fatti sempre più rigorosi.
Ci sono altri componenti oltre a voi cinque?
Abbiamo anche i tecnici Rossella Boscolo, Lorenzo Raffaelli e Mauro Busselli. Spesso negli spettacoli ci aiuta anche Luca Vignali, nonostante non faccia parte del gruppo.
C’è già qualche altra novità nel vostro repertorio?
“Feisbusistercianel” è l’ultimo spettacolo, con cui abbiamo esordito a Laives riproponendolo poi a Pineta di Laives. In autunno ripartiremo con il nuovo calendario di date.
Avete ottenuto qualche riconoscimento?
In generale quello più grande è vedere il teatro al completo e avere un grande riconoscimento da parte degli spettatori, anche in paesi dove non ci conoscono.
Recitate in italiano o in dialetto?
Se i tedeschi hanno un’appartenenza, noi italiani ci troviamo un po’ spaesati. Però il dialetto trentino è comunque abbastanza usato qui in zona, fa parte della nostra cultura.
Autore: Daniele Bebber