“L’Algido” di scena al teatro delle Muse

Hanno trascorso una settimana assieme lavorando ad una produzione teatrale. Ma l’esperienza che li ha uniti, seppur iper così poco tempo, li ha portati a intraprendere un nuovo progetto artistico dal titolo “L’Algido”, che verrà portato in scena sabato 17 Giugno alle ore 20.30 al Teatro delle Muse di Pineta di Laives. Protagonisti della pièce, i membri del neonato gruppo artistico BoNa, che gravita attorno all’estro letterario di Gennaro Carrano.

La storia è affascinante, e non solo quella che verrà narrata sul palcoscenico del Teatro delle Muse; è la storia di un gruppetto di persone, chi più chi meno abituato a calcare il palco, che si ritrova per caso e si lascia trasportare da quelle affinità elettive che li porterà a creare qualcosa assieme, qualcosa di grande, qualcosa di artistico. E così nel giro di un annetto, questo gruppo di amici riesce a trovare le forze e la capacità di organizzare uno spettacolo e guardare addirittura subito al futuro, con un’altra rappresentazione che verrà portata in scena in ottobre.

Gennaro Carrano, come è nato questo sodalizio?

Un anno fa ho partecipato ad un laboratorio teatrale durato il tempo di una settimana, al quale aveva partecipato una decina di persone; ma in quel poco tempo siamo riusciti a stare così bene assieme che abbiamo deciso da subito di andare avanti, creare una compagnia teatrale nostra. Ed è così che è nato il gruppo artistico “BoNa”. Siamo un gruppo di amici che cerca di creare arte per sé stessi e per il prossimo. Facciamo tutto da soli e ci autofinanziamo pure. Infatti al teatro di San Giacomo l’entrata è libera, ma è benvenuto chiunque voglia lasciare un’offerta per sostenerci. 

“BoNa”: è una sigla?

Esattamente: sta per Bolzano incontra Napoli, ed è un po’ come una strada che collega Bolzano – che mi ha adottato – e Napoli, la mia città natale. Si tratta di un collegamento che non deve eliminare le differenze culturali ma anzi sottolinearle, nel bene e nel male, affinché le unicità e le diversità siano punti di forza per stringere uno stretto legame che possa portare a creare qualcosa di speciale, umanamente e artisticamente.

Lo spettacolo si intitola “L’Algido”. A cosa si riferisce, qual è la sua trama?

È un dramma che ho voluto scrivere pensando ad ognuno degli attori singolarmente, alle loro specificità, ai loro movimenti, a quel personaggio che si cela dietro la loro identità di persona. Parla di arte, di artisti, che non son altro che ladri mossi dall’ambizione della vita eterna e che cercano un senso e scopo per la loro esistenza, appropriandosi delle vite altrui pur di creare le proprie opere. Parla della storia di uno di essi che sta per terminare il suo viaggio su questa terra, e la Morte viene a reclamare la sua anima. Mossa a compassione però la Morte gli dà tempo fino al tramonto per dipingere il suo ultimo quadro. Proprio in questo momento la fiamma dell’Ispirazione, indispettita con l’artista per il suo impossessarsi e sventolare ai quattro venti la vita, l’anima, e l’intimità degli uomini, si vendica sigillandogli l’estro. E cos’è un artista senza ispirazione? Semplicemente Algido.

Come crede si evolverà questa amicizia? Avete già pensato a qualcosa, per il futuro?

Certo, anzi: abbiamo già due date: sabato 7 ottobre ci sarà la premiere di un altro mio pezzo, “Francesco”, al teatro di Gries, e lo stesso spettacolo verrà poi proposto in replica al Teatro Cristallo di Bolzano. È con questo spettacolo che ho vinto il festival “Futura”, riservato agli autori emergenti della provincia di Bolzano. Vi avevo partecipato quasi per gioco, presentandola mia opera  pochi giorni prima della scadenza del bando. 
Narra la storia del piccolo Francesco, appunto, nato in una famiglia come tante, impegnata ad affrontare le difficoltà quotidiane in un mondo che sembra quasi perfetto: il papà Salvo, bottegaio, innamorato della mamma Annarella, che si occupa della casa e del figlio. Ostacoli e debiti trasformano però la vita di questa famiglia felice portando dolore, bugie ed una solitudine da cui Francesco resta indelebilmente segnato.

I nomi dei personaggi emanano atmosfere partenopee..

Effettivamente la prima stesura era in dialetto napoletano, poi ho voluto stravolgere il tutto, adattandolo, anche in questo caso alle personalità degli attori, che provengono tutti da zona diverse. Così ci saranno due  napoletani, un avellinese, una lucana una trentina ed un veneto. È anche questo che è piaciuto alla giuria del festival, ed è così, con questo melting pot  di dialetti italiani che saliremo sul palco.

Autore: Luca Masiello