L’impresario teatrale statunitense che aveva fatto calcare i palcoscenici americani a molti importanti attori italiani, approdò con moglie e figlia, come turista di cura, in riva al Passirio nel giugno del 1925 per non andarsene mai più. Nel 1932 commissionò la propria villa che finì per essere un fulgido esempio di architettura moderna.
Josef Mandelkern era nato il 17 gennaio 1863 a Bialjstock in Podlachia, una regione della Polonia orientale, figlio di Jsrael e di Francesca Delugatz, ed era coniugato con Teresa Jung dalla quale aveva avuto una figlia, Tea che, come spesso accadeva nelle famiglie ebree statunitensi, aveva mantenuto i cognomi di entrambi i genitori: Jung – Mandelkern. Josef Mandelkern era assai conosciuto come impresario dell’attrice Eleonora Duse che – come è noto – era morta proprio durante la tournée statunitense, a Pittsburgh, nell’aprile del 1924. L’anno seguente Mandelkern era giunto a Merano con la sua famiglia e quello che sarebbe dovuto essere solo un soggiorno si trasformò in una residenza stabile ma purtroppo, come vedremo, anche una trappola.
Fin da subito l’impresario si era inserito a pieno titolo nella società cittadina partecipando a raccolte fondi per le famiglie più disagiate, iscrivendosi all’Associazione Protezione Animali – creata in città da Nahida Ruth Lazarus – diventando, col passare degli anni, noto ai giornalisti che spesso scrivevano di lui o gli chiedevano un’opinione oppure lo menzionavano in articoli di costume definendolo sempre “uno dei nostri più vecchi ospiti di cura residenti”, oppure “Il signor Mandelker è un vero self-made-man e un globetrotter, ha girato proprio tutto il mondo e conosciuto gli angoli della terra più belli ma ha scelto Merano – la perla – come dimora”.
Decisi infatti a restare, i coniugi Mandelkern commissionarono all’architetto Franz Lottersberger quella che sarebbe divenuta la loro villa: Villa Dux / Duse. La costruzione appartiene a quel filone stilistico del Razionalismo tedesco che ebbe sviluppo in Germania con espressioni diverse quali “Deutscher Werkbund”, “Bauhaus”, ma tutte riconducibili al “Movimento Moderno” che aveva fatto della purezza delle linee, delle forme cubiche elementari e della mancanza di ornamenti il nuovo linguaggio rivoluzionario dell’architettura.
A partire dall’estate del 1938 le cose però precipitarono e il 22 agosto del 1938 Josef Mandelkern fu aggiunto all’elenco degli “Appartenenti alla razza ebraica” di Merano. Il documento lo classifica come “residente stabile”. In quanto cittadino americano, il rimpatrio negli Stati Uniti non avrebbe dovuto costituire una difficoltà eppure Josef rimase, e il 7 dicembre 1939 alle ore 14.30 morì nella sua residenza di via Maia, all’età di 76 anni per “paralisi del cuore”.
Fu sepolto nel cimitero ebraico di Merano. L’Alpenzeitung che aveva seguito molto spesso la sua vita meranese annunciò la sua morte nonostante le Leggi razziali lo vietassero: “A Maia Bassa è morto Mandelkern il noto impresario americano che era in contatto con i più grandi attori italiani”. La villa fu messa all’asta il 31 ottobre del 1941.
Autrice: Rosanna Pruccoli