Ogni epoca ha i suoi valori e i suoi idoli, ogni regime i suoi riti. Gli uni e gli altri influenzano il consenso dell’opinione pubblica – o popolo che dir si voglia. Le scene di vita quotidiana di un paese della provincia italiana possono contribuire alla conoscenza dei meccanismi che determinano nascita, vita e morte di un sistema politico.
Ma veniamo ai fatti. Il 23 gennaio 1935 – anno XII dell’era fascista – la “Alpenzeitung”, quotidiano filogovernativo di lingua tedesca diffuso dal 1926 al 1943, pubblicò nella sua rubrica “Aus Bolzano Stadt und Land” (la toponomastica era monolingue) un articolo intitolato “L’attività della federazione provinciale fascista – rapporto delle camice nere di Vadena in presenza del federale”.
“Il federale – ci informa il cronista – ha visitato Vadena per proseguire nella sua attività ispettiva delle camice nere”. L’accoglienza dei fascisti e delle organizzazioni giovanili fu festosa e “la popolazione tutta si è radunata nella scuola del paese”. Tra le numerose autorità presenti, l’ispettore di zona Cav. Maculon, il podestà di Laives Barone Vittorio Altenburger, il parroco monsignor Zambiasi, il segretario politico Giovannini, l’ispettore amministrativo Migliucci, il segretario comunale di Laives, la fiduciaria del fascio femminile, il comandante degli avanguardisti e il maresciallo dei carabinieri.
“Alle 20.30 in punto è arrivato il federale in compagnia del podestà di Caldaro Dr. Ravenna”, prosegue l’articolo. Al loro ingresso nella sala gremita fu intonato l’inno trionfale del Partito Nazionale Fascista “Giovinezza”. Momenti di grande emozione alle parole “Giovinezza, giovinezza, / primavera di bellezza! / Della vita nell’asprezza, / il tuo canto squilla e va!” Il federale commosso rispose con il saluto al duce.
Terminati i preamboli, il segretario politico elencò le attività del fascio nel trascorso anno XII. Il fascio di Vadena poteva contare su 39 iscritti, mentre i giovani fascisti erano 24. Tutti gli scolari facevano parte delle organizzazioni fasciste giovanili (figli della lupa e balilla), il fascio femminile vantava molte adesioni. “Il fascio di Vadena ha svolto una serie di iniziative ricadenti nei settori di sua competenza, in particolare per quanto riguarda l’attività di assistenza sociale. Inoltre – affermò il segretario politico – gli scolari di Vadena hanno espresso il desiderio che la loro scuola sia dotata di un apparecchio radiofonico e questo loro desiderio potrà senz’altro essere esaudito in quanto la radio rappresenta un importante strumento educativo e didattico”. Un po’ come la televisione e la rete internet in epoche successive. Il segretario politico concluse il suo rapporto con il saluto al duce.
Prese quindi la parola il federale. Sottolineò l’importanza di trovarsi in mezzo a tanti agricoltori che con dedizione e perizia lavorano la terra. “Il regime fascista – affermò il federale – presta grande attenzione alle esigenze del mondo rurale poiché chi ama la terra ama anche il fascismo e la patria”. Applausi.
Il federale citò quindi le gesta eroiche in guerra dei figli della terra. “Fu il duce a porre l’agricoltura al centro dell’economia nazionale”, disse. “Molti cercano di guadagnarsi il pane in città ma la vita sana e robusta si sviluppa solo in campagna”. Perciò il fascismo ha contrastato in tutti i modi la fuga dalle campagne. “Non dimentichiamo questi principi vitali e la devozione al duce”, concluse il federale. Applausi entusiasti del pubblico. In conclusone di serata, il pubblicò intonò altre canzoni patriottiche.
Autore: Reinhard Christanell