Anche a Bolzano come in tutta Italia si trovano le formelle di ceramica delle case INA, realizzate assieme agli edifici tra il 1949 e il 1963, coinvolgendo anche importanti artisti dell’epoca. Si tratta di un’iniziativa che è stata ripresa di recente, attraverso un archivio fotografico storico e una nuovo proposta per gli artisti, anche locali. Vediamo insieme i dettagli di questa interessante iniziativa
Passeggiando per le vie bolzanine, recandosi presso parenti e amici o guardando distrattamente dal finestrino del bus, a molti sarà capitato di imbattersi in una targhetta Ina Casa.
Queste formelle in ceramica sono circa 40.000 sparse in tutta Italia, poste all’ingresso o nel punto principale dell’edificio dove risiedono in maniera armonica con l’architettura circostante.
Innanzitutto per Ina Casa (Istituto Nazionale Assicurazioni) si intende il piano di intervento ideato tra il 1949 e il 1963 dal ministro Fanfani riguardo la realizzazione dell’edilizia residenziale pubblica sull’intero territorio nazionale. Alcuni degli intenti erano la costruzione delle cosiddette case popolari, un progetto di edilizia agevolata per le famiglie a basso reddito, per far fronte alla povertà socio-abitativa e agevolare la ripresa economica dall’immediato Dopoguerra, proponendo opportunità lavorative e soprattutto abitative. Dal punto di vista architettonico le Ina Casa furono campo di sperimentazione per le teorie neorealiste, basate sulla coerenza compositiva dei materiali, il ruolo sociologico e psicologico dell’ambiente circostante, dettagli architettonici da tenere in considerazione. Riguardo alle ceramiche, il filo rosso è la tematica della casa come luogo felice, luogo nel quale tornare e trovare armonia. Per la loro realizzazione furono indetti bandi che prevedono la partecipazione di numerosi artisti in linea con i movimenti artistici del Novecento, tra i quali compaiono anche Alberto Burri, Duilio Cambellotti, Pietro De Laurentiis, Wladimiro Tulli.
Oggi Ina Casa torna oggetto di ricerca, di innovazione e di sperimentazione grazie ad alcune idee giovani e soprattutto grazie alla comunicazione trasversale dei social. È di due architetti con base a Firenze la bellissima idea di creare un archivio fotografico delle ceramiche in questione. Giulia Canale e Francesco Pascale hanno aperto il canale Instagram ceramicheinacasa con lo scopo di innescare un progetto partecipativo e realizzare un museo digitale diffuso. Chiunque di noi può inviare una fotografia della ceramica rinvenuta al loro canale.
Inoltre l’associazione Defloyd con sede ad Ascoli Piceno indice il bando “Home is the place to be” con scadenza proprio il 21 aprile, ispirandosi alle ceramiche ma volendo indagare su proposte grafiche contemporanee. Tema principale la casa intesa come focolare domestico, rifugio e protezione, dimensione intima e al contempo centro di una comunità.
Invitiamo dunque tutti gli artisti locali a partecipare al progetto e invitiamo anche ognuno di voi a inviare alla pagina Instagram ceramicheinacasa le foto delle formelle di ceramica che incontrerete sulla vostra strada camminando per Bolzano (ve lo sveliamo: ce ne sono parecchie). Volendo anche noi, come redazione, scoprire con voi la nostra città, vi invitiamo inoltre a inviare le foto di queste formelle di ceramica anche a noi a redazione@quimedia.it.
Autrice: Joana Preza COOLtour