Il “dietro le quinte” del Festival Studentesco

Ilaria Canu, ex rappresentante del Torricelli, “artistotta” da 10 anni nonché parte del direttivo dell’associazione, ci racconta l’Artist Club e cosa sta dietro la manifestazione studentesca che tutti amiamo. E che in questo 2022 cerca di tornare, per lo meno in parte, alla normalità, dopo due anni… difficili.

Cos’è l’Artist Club?
E’ un’associazione di volontari che si occupa di organizzare il Festival Studentesco sul territorio bolzanino.

Come ci si può unire all’Artist? 
Essere stato studente e aver partecipato al festival sono i prerequisiti minimi ma non necessari: aver conosciuto, apprezzato e sentito proprio il Festival da studente è la base per dare il meglio di sé dall’altra parte.

Come funziona l’organizzazione interna dell’associazione? 
Ogni tre anni ci sono le elezioni del direttivo, l’organo decisionale. Questi sono coloro che si occupano della burocrazia e su cui ricadono le responsabilità. Al vertice c’è il presidente e alla base ci sono tutti gli altri membri, essenziali per la riuscita della manifestazione: le giornate sono molte, i ragazzi sono tanti e il lavoro da fare è immenso. Tutti i membri possono fare parte di una delle varie commissioni che si occupano ognuna di una parte precisa della manifestazione.

In cosa hanno voce in capitolo i soci?
I soci stanno alla base del Festival. Ad esempio le categorie sono decise dall’associazione sulla base dei feedback dei partecipanti, sono più o meno quelle che rimangono nel corso degli anni, come danza moderna e teatro, ma ci sono stati dei cambiamenti per riadattare la manifestazione all’epoca, dall’anno scorso abbiamo inserito la categoria Get Down che valorizza gli artisti che scrivono le proprie canzoni rap e trap. Chiaramente noi non abbiamo voce nelle votazioni. La commissione giuria si riunisce e contatta esperti delle determinate categorie che siano rigorosamente esterni alle scuole e che non abbiano contatti e legami diretti con i partecipanti.

Perché è bello far parte dell’Artist Club? 
Innanzitutto è bello stare dall’altra parte. Puoi far rivivere ai ragazzi le stesse emozioni e la stessa adrenalina che hai vissuto tu. Inoltre puoi conoscere altre persone e crearti una seconda famiglia.

Come sei arrivata all’Artist? 
Conoscevo il festival da prima del liceo, grazie a un amico con cui suonavo, alle superiori ho partecipato e in seguito rappresentato il mio istituto. Appena diplomata, anche grazie a conoscenti che già erano nell’associazione, ho deciso di unirmi subito al gruppo.

Che effetto ha avuto la pandemia sulla manifestazione? 
Nel 2020 è stato l’anno del cinquantesimo anniversario del Festival. Avevamo pianificato varie attività speciali di cui abbiamo potuto realizzare solo il Gala. Per il resto ci siamo dovuti adattare alle normative relative all’emergenza sanitaria, ma la nostra speranza è di poter riuscire a tornare alla normalità il prima possibile e che i ragazzi che hanno vissuto la manifestazione com’era prima possano appassionare e trainare i ragazzi che purtroppo l’hanno visto solo in “versione pandemica”.

Quanto è impegnativo stare nell’Artist Club? 
È molto impegnativo, prima del Covid la media dei ragazzi era di 700. Oltre ai ragazzi ci sono ovviamente tutte le pratiche burocratiche e organizzative, ma è un’esperienza splendida, che, sì, ti fa stancare, ma ti fa sentire parte di un gruppo affiatato che regala a sua volta un’esperienza meravigliosa ai ragazzi, sia partecipanti che spettatori.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour