A livello internazionale stiamo assistendo ad una macchina di aiuti imponente, messa in piedi in poco tempo da parte di organizzazioni non governative e del mondo del volontariato, organizzatesi per portare aiuti alla martoriata popolazione dell’Ucraina. Per meglio comprendere come funziona l’organizzazione della solidarietà dal basso, abbiamo intervistato Federica Franchi di Bozen Solidale.
Cos’è Bozen Solidale?
È una associazione di volontariato autonoma e indipendente nata nel 2018, che non prende contributi pubblici di alcun tipo e si occupa di persone vulnerabili, principalmente di migranti e persone senza fissa dimora.
Siamo una decina di persone che mettono a disposizione il loro tempo.
Aiutiamo dove serve. Per esempio stiamo aiutando a trovare lavoro ad un sacco di ragazzi. Facciamo il curriculum e li mettiamo in contatto con le varie aziende. Ci occupiamo anche di assistenza per questioni pratiche: documenti, tessera sanitaria, residenza.
Due anni fa abbiamo avviato il progetto “Spesa sospesa” per le famiglie bisognose. Avevamo lanciato una raccolta fondi e nel giro di pochissimo abbiamo raccolto veramente molti soldi che tutt’ora ci permettono di far proseguire il progetto, seppur con una frequenza minore.
Siete molto attivi anche sul fronte dei migranti. Siete stati sul confine tra Slovacchia e Ucraina recentemente…
È stato un bene andarci, anche per vedere e toccare con mano com’è la situazione. Abbiamo portato degli aiuti, soprattutto medicinali. Però devo dire ai confini, almeno quelli slovacchi, erano assolutamente molto ben organizzati ed erano provvisti di tutto. A Vyšné Nemecké, che è il posto di confine più grande verso l’Ucraina, erano presenti una trentina di organizzazioni non governative e di volontariato. Lì ci sono tende riscaldate, dove la gente in transito – 12.000 al giorno – aspetta, ci sono cucine da campo dove viene cucinato 24 ore su 24, ci sono delle tende dove vengono registrati i volontari che vogliono dare una mano.
Abbiamo visto che quel che serve e manca sono i trasporti delle persone che scappano verso i luoghi dove c’è accoglienza. Abbiamo tenuto con noi una donna con la figlia di 14 anni che aveva il figlio e il fratello in Francia e un ragazzino di 17 anni che ha la zia in Sicilia e li abbiamo accompagnati all’aeroporto di Verona, da cui hanno proseguito il loro viaggio.
Avete avuto problemi alle frontiere?
Per niente. Anzi c’è stata totale collaborazione e disponibilità. Anche in Slovacchia la gente è gentile e ben disposta.
Avete progetti per l’immediato futuro?
Dall’1 al 4 aprile saremo in Polonia: avremo a disposizione un furgone che porterà sul confine di Medyka una tenda. L’intento è di predisporre un punto di accoglienza per i profughi che vogliono andare in Italia e organizzarne il trasporto. Si tratta di un progetto che portiamo avanti insieme ad un’altra associazione. Si tratta di fortificare una rete di fatto già esistente.
In passato avete operato in supporto ai migranti in viaggio sulla rotta balcanica…
Abbiamo fatto una settimana lungo la rotta. Proprio l’esperienza umanamente positiva con gli ucraini ci porta ad interrogarci sul perché chi scappa dall’Afghanistan o dalla Siria, o i curdi che scappano dall’Iraq comunque paesi pericolosi per guerre, distruzione, ecc., non abbia diritto all’accoglienza e anzi venga respinto sempre brutalmente. C’è gente che prova a passare per anni.
Chi volesse darvi una mano, cosa può fare?
Abbiamo un conto corrente per chi vuole fare una donazione, di cui l’IBAN è il seguente
IT77N0808111610000306006043, intestato a Bozen Solidale. È importante inserire la causale “Aiuti al confine”. Non vogliamo contributi pubblici. Abbiamo inoltre una pagina Facebook, che serve anche per contattarci.
Autore: Till Antonio Mola