Merano e la sua stratificazione storica tutta da rileggere

Scriveva Tomas Maldonado in “La speranza progettuale” nel 1970: “Da sempre abbiamo vissuto in un ambiente costruito in parte da noi stessi. Tuttavia la consapevolezza di un tale ambiente, d’essere circondati e condizionati da un territorio specificamente nostro, da un intorno fisico e socioculturale che oggi definiamo ‘ambiente umano, è paradossalmente una conquista recente”.
Per la città di Merano, ciò cosa implica?
Per secoli, per millenni, chi ha detenuto il potere ed i progettisti che si sono succeduti hanno immaginato un insediamento urbano che fosse conseguente alla loro concezione spaziale.
I conti di Tirolo hanno immaginato un borgo commerciale che fosse direttamente soddisfacente ai propri interessi territoriali. Nel corso dell’Ottocento e Novecento la città ha scoperto la propria vocazione turistica. Sono nate quindi le grandi strutture alberghiere e tutti i manufatti urbani ed architettonici di supporto: ponti, stazioni, passeggiate, luoghi di divertimento e di svago (quali il teatro Civico o il Kursaal).
Ogni progettista ha immaginato un concetto di città che fosse direttamente conseguente alla propria idea di spazio, con una declinazione del gusto di una specifica epoca.
I magnifici disegni del Kursaal del viennese Fr. Ohmann del 1912 o i grandi alberghi disegnati dagli architetti Munsch & Lun, ci testimoniano tutto il gusto di un’epoca, ma anche una ricca immagine che la città del Passirio poteva essere. La sua vocazione di “città giardino”, con i suoi viali alberati e le belle villette immerse nel verde concepita nel corso del XIX secolo e portata avanti anche nel secolo successivo, sono state in parte stravolte dalle speculazioni edilizie del XX e XXI secolo.
Merano rappresentata una stratificazione storica tutta da rileggere: essa è il frutto, oggi, di una concezione di diversi spazi urbani che si sono sovrapposti. Tornando al professor Tomas Maldonado, egli ci ricorda come bisogna necessariamente tornare al nostro sistema biotico: l’acqua, l’aria ed il suolo. Solo così si potrà tornare ad immaginare una città vivibile, ecologicamente sostenibile e socialmente più umana senza che essa rinneghi il proprio passato o che venga stravolta la propria struttura urbana.

Autore: Flavio Schimenti