È singolare come vecchi abitanti e nuovi arrivati che guardino vecchie fotografie spesso esprimano lo stesso commento di stupore: non la riconosco più. In effetti, il paese è non solo “lievitato” nelle sue dimensioni ma anche profondamente cambiato nell’aspetto. La crescita demografica costante, inizialmente favorita dal blocco edilizio di Bolzano, che ha visto la popolazione raddoppiare nell’ultimo mezzo secolo, ha portato Laives sulla soglia ormai vicinissima dei 20000 abitanti.
Questo dato dimostra come questa città moderna, ben inserita nel contesto provinciale, ormai non abbia quasi più nulla in comune con il “modesto” paesino del dopoguerra, e ancora meno con il comune rurale asburgico del XVIII e XIX secolo che, in certo senso, forma ancora la base della nostra memoria individuale e collettiva.
Le statistiche di allora ci raccontano di un paesino circoscritto ad un centinaio di case soprattutto agricole, per la maggior parte concentrate attorno alla chiesa; le altre erano sparse nelle campagne e sulle coste delle montagne. Probabile che queste fossero anche le “grandezze” del luogo quando Longobardi (di cui rimangono pochi toponimi come il “Mane” – da arimanni – di San Giacomo) e Bavari si contendevano, metro per metro, il confine che qui tagliava in due l’alta valle dell’Adige. Prima ancora, e prima dei Romani che vi rimasero per mezzo millennio, Laives era già un luogo importante sulla sponda sinistra dell’Adige – e soprattutto dell’Isarco, che scorreva più vicino al Montelargo e diede nome agli abitanti dell’intera vallata fino al passo del Brennero, gli Isarci. Gli scavi in zona Galizia e Reif documentano un insediamento duraturo e ben organizzato attorno ad un’area sacra dedicata al culto dei morti e degli dei.
Dall’anno 1000 in poi – con l’attribuzione della contea di Bolzano al Vescovo di Trento, Laives entra nell’orbita di una città in rapida ascesa: Bolzano. La frenetica attività mercantile imprime al luogo il suo nuovo carattere “espansivo”. Laives, distante due ore di cammino, ha chiaramente tutta la convenienza a rimanere agganciata a questo carro che offre sostentamento alle famiglie e i servizi indispensabili. E saranno otto secoli in perfetta simbiosi, civile e religiosa, senza nessuna rivendicazione “separatista” da parte dei laivesotti. I mercati bolzanini portavano merci e uomini, molti dei quali dovevano per forza transitare da Laives. Era anche cresciuta l’importanza del porto tra Bronzolo e Vadena, punto di partenza e approdo delle merci lombardo-venete e d’Oltralpe. Questa attività basata principalmente sui trasporti ha consentito ai contadini laivesotti, perché questo erano e questo rimasero – di sfamare le proprie famiglie e di rimanere sulle proprie terre.
Copyright foto principale: Gianni Beordo
Autore: Reinhard Christanell