Pineta, la vecchia Sissa

Se osserviamo l’immagine di Pineta che accompagna questo testo, possiamo riconoscere tutti i cambiamenti avvenuti dagli anni cinquanta dell’ultimo secolo in poi: le prime casette unifamiliari con la chiesa costruite dalle famiglie arrivate dal Polesine, gli ampliamenti degli anni sessanta e settanta, la Pineta nuova e, infine, la zona di espansione sui terreni Toggenburg.
Sono visibili anche i due masi storici del luogo: il Renner e lo Steinmann. Da quest’ultimo la frazione prende il nome tedesco, Steinmannwald. Sarebbe forse stato meglio conservare il nome originario della località: Sissa. Non serviva neppure una traduzione, in quanto Sissa non è né italiano né tedesco ed è comprensibile a tutti.
Quel che si sa di questa località riguarda soprattutto i due masi, entrambi compresi nelle vaste proprietà vescovili e citati fin dal medioevo come “duo mansi” di Sissa. Si presume che proprio qui i Romani avessero eretto una piccola stazione a protezione dell’importante via di collegamento tra Tridentum e Pons Drusi e i due masi potrebbero rappresentarne, per così dire, la prosecuzione in forma agricola. Ma già prima dell’arrivo di Druso e della definitiva sottomissione della popolazione retica, questo piccolo centro ai piedi del Montestretto era noto: infatti la valle e il rio che ne discendono erano chiamati Zisa, per la precisione Zisatal e Zisabach. Da Zisa è derivato Sissa e da questa tutte le varianti successive fino all’odierno Süßenbach, Rio Dolce.
Ma chi era dunque questa Zisa, patrona del luogo e della fonte?
Si trattava di una divinità probabilmente retica o comunque preromana, nota anche in altre zone alpine e non solo. Il suo “compito” principale era quello della protezione degli animali dalle varie forme di epizoozia. A lei era dedicata la fonte sacra situata proprio all’uscita dell’odierno paese, Nisselbrunn. Viene chiamata anche Siesenbrunn o Sessenbrunn o Ezilobrunn. Evidentemente il nome non attiene né alle acque “dolci” né tanto meno ai fantomatici asini (Esel) che avrebbero trasportato fin qui non meglio precisati beni ma bensì al nome della divinità a cui erano dedicate: in onore della quale, a monte dell’omonima valle, pare fosse stato eretto anche un piccolo tempio.
Questa fonte è citata anche in uno dei rari documenti riguardanti l’epoca delle invasioni barbariche. Pare infatti che il confine tra il ducato trentino dei Longobardi e i possedimenti dei Bavari insediati a Bolzano corresse proprio qui, lungo la valle della Zisa, e che in queste campagne paludose si sia svolta una cruenta battaglia di confine tra i due eserciti che si contendevano il controllo della valle dell’Adige.

In foto principale: Vista di Pineta
Copyright: David Kruk

Autore: Reinhard Christanell