A 101 anni dalla morte di Franz Kafka, ripercorriamo la sua vita – non solo pubblica ma anche intima – attraverso le lettere che scrisse alla sua amata Milena tra il 1920 e il 1923, molte delle quali risalgono al periodo altoatesino dell’autore. Uscite per la prima volta in italiano nel 1988 a cura di Ferruccio Masini, l’edizione da cui partiamo è quella del 2021, pubblicata da Mondadori nella collana “Oscar moderni. Cult”.
Franz Kafka nacque nel 1883 a Praga, in Boemia, una regione storica della Repubblica Ceca all’epoca sotto il dominio asburgico, ed è stato uno degli autori in lingua tedesca più importanti del Novecento. Nel 1919 conobbe a Praga Milena Jesenská, giornalista scrittrice e traduttrice ceca. Tra i due nacque un grande amore, certamente complesso, difficile, a volte incomprensibile, a volte febbrile, ma sempre totalizzante. Franz aveva trovato in Milena “Un fuoco vivo come non ne ho mai visti prima”.
Con lei ebbe un intenso carteggio, testimone di questo amore, di cui purtroppo conserviamo solo le lettere che lui scrisse a lei, circa centotrenta dall’aprile del 1920 al dicembre del 1923 (Lettere a Milena, pubblicate in italiano per la prima volta nel 1988, a cura di Ferruccio Masini). Sei mesi dopo Kafka morì in un sanatorio per una malattia polmonare che da anni lo stava consumando. Lo scambio di lettere con il suo fuoco vivo è di fondamentale importanza non solo per ricostruire gli ultimi anni di vita di uno dei più importanti esponenti della letteratura europea del XX secolo, ma anche per percorrere i profondi e tormentati corridoi della sua anima, in quegli anni legata indissolubilmente a quella di Milena. Basti pensare che fu proprio a Milena che Franz, o Frank come lo chiamava lei con gli altri, affidò nel 1921 quindici grandi quaderni che formavano i suoi Diari.
È interessante evidenziare che è proprio dall’Alto Adige, dalla pensione Ottoburg di Maia Bassa (Merano) che partì il più grande numero di lettere che Franz indirizzò a Milena. Durante la primavera del 1920 lo scrittore stava alloggiando lì per motivi di salute e scriveva a Milena praticamente tutti i giorni, spesso più volte al giorno. Milena era capace di calmare le angosce esistenziali che non lasciavano dormire Kafka, così vicino alla verità della vita da sentirsi lontano e incompreso nel mondo che abitava (“La cosa più importante è evidente: nella cerchia intorno a me è impossibile vivere umanamente”). Le lettere pacifiche di Milena lo rendevano felice e riuscivano a dare sollievo alle sue angosce e paure: “ai piedi di queste lettere potrei sedere, felice oltre misura, questa è pioggia sulla testa che arde”.
Lo scambio epistolare fu ricchissimo, meno frequenti invece i difficili incontri tra i due amanti che all’epoca erano impegnati in altre relazioni amorose. Si trattava di incontri fugaci che seguivano a molte ore di treno, ma erano comunque abbastanza: “Be’, domenica saremo insieme, cinque, sei ore, troppo poco per parlare, abbastanza per tacere, per tenerci per mano, per guardarci negli occhi”, così Kafka in una lettera a Milena.
Una raccolta di lettere fondamentale per ricostruire la vita di due figure importantissime del Novecento e della loro storia d’amore. Un invito a ricordare che l’amore è la via più immediata, anche quando tormentata, per scoprire il profondo di se stessi:
“Sembra un’idea bislacca, ma è così. […] amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso”.
Autrice: Lidia Tecchiati